만초니 비극 작품 속 «sentir e meditar»의 미학: 지적 카타르시스
L'arte di «sentir e meditar»: Catarsi intellettuale nelle tragedie manzoniane
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초록
비극의 본질은 연민과 공포를 환기시키는 사건에 의하여 감정의 카타르시스를 느끼게 해준다는 데에 있다. 비극작품은 카타르시스를 전달함으로써 비로서 완성이 된다고 해도 과언이 아닐 만큼 비극의 백미는 단연 카타르시스이다. '카타르시스'를 논할 때 빠질 수 없는 것이 비극론의 원전이라 할 수 있는 아리스토텔레스의『시학』이다. 아리스토텔레스의 비극론은 비극의 정의가 최초로 이루어졌던 르네상스 시대부터 현대에 이르기까지 그 권위와 영향력이 대단하다. 그러나 아리스토텔레스의 '시학'이 고대 그리스 비극의 전통시학에 뿌리를 두고 귀납으로 만들어진 비극론임은 간과할 수 없는 사실이다. 알레산드로 만초니는 아리스토텔레스의 절대적인 권위를 존중하고 자신의 시학을 구축하는 토대로 삼았지만 아리스토텔레스의 기본원리는 시대와 장소를 초월하여 모든 비극 작품에 절대적인 구속력을 가질 수 없다고 보았으며, 시대적 요구와 문화적 풍토에 맞게 변화되어야 한다고 주장한다. 이러한 시각을 바탕으로 『카르마뇰라 백작Il Conte di Carmagnola』과 『아델키Adelchi』가 탄생하였다. 만초니의 첫 비극 작품이 세상에 알려졌을 때는 고전주의자와 낭만주의자 간의 대립이 강하게 일고 있을 때였는데 당대의 작품들과는 차별화되는 특징으로 논란의 중심에 놓이기도 하였다. 기존의 비극작품들과 형식적, 내용적인 면에서 차별화되는 점이 많지만, 만초니 비극의 본질을 가장 잘 보여주는 것이 비극의 특수한 감정인 연민과 공포가 만들어내는 카타르시스 효과 일 것이다. 본고에서는 만초니의 두 비극작품, 『카르마뇰라 백작Il Conte di Carmagnola』과 『아델키Adelchi』 속에서 고전 개념인 '엘레오스'와 '포보스'가 어떻게 환기되고 이로 인해 생성되는 카타르시스의 효과와 의미를 밝혀 보고자 한다.
Abstract
La definizione aristotelica della tragedia si diffuse nell’antichità ed è stata ripresa spesso anche in tempi più moderni. Questo concetto affonda le sue radici nella concezione tradizionale della poetica greca. Manzoni riteneva che l'impostazione aristotelica non poteva valere per ogni tipo di tragedia e in ogni circostanza. Nel presente lavoro si approfondirà l'interpretazione di antiche nozioni, come la "pietà", il "terrore", e la genesi della catarsi nelle tragedie manzoniane. La ricerca è finalizzata ad individuare il valore catartico nelle tragedie manzoniane, ovvero la catarsi intellettuale. La poetica tragica manzoniana parte dal presupposto aristotelico, ma finisce per allontanarsi dall'interpretazione aristotelica di pietà e terrore, ne consegue che la catarsi nelle opere dell’autore assume un aspetto diverso. Manzoni muove infatti da tutt'altro interesse, indipendentemente dal concetto antico. Nelle tragedie manzoniane la pietà si rivolge all'innocente colpito dalla sventura e alle debolezze umane come prescritta da Aristotele, si è sviluppata però nel senso più ampio e più compiuto. Il terrore invece da un altro concetto aristotelico. Il terrore viene suscitato non dal pensare all'infelicità dell'uomo che ci somiglia, ma dal comprendere il fatto che l'uomo è potenziale operatore del male. Come sappiamo, la tragedia fin dalle sue origini si configura attraverso una rappresentazione con la funzione catartica. Secondo il precetto aristotelico la catarsi, il cosiddetto effetto di purificazione, si produce attraverso un processo d'immedesimazione da parte dello spettatore, in questo modo egli prova pietà e terrore. Alla fine, quando si scioglie il dramma, la pietà e il terrore vengono risolti catarticamente nello spettatore. Uno degli aspetti più significativi delle tragedie manzoniane è che la catarsi non viene ottenuta con un coinvolgimento emotivo, perché Manzoni induce lo spettatore a distanziarsi dall'immedesimazione con il singolo personaggio e con le vicende rappresentate in modo da poter avere una visione imparziale e raggiungere la catarsi non, appunto, attraverso un'intensa partecipazione emotiva, bensì con una riflessione spassionata. Alla luce di quanto già approfondito nel presente lavoro la catarsi è il frutto della complessità di «sentir e meditar», proprio nel momento umano estremo. Per Manzoni la pietà e il terrore non sono sentimenti impulsivi, ma sentimenti riflessivi che purificano la mente umana in una sfera superiore.
참고문헌 (17)
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