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몬탈레의 사투라와 단눈치오의 알치오네 연구

Oltre una parodia: Satura di Montale e Alcione di D'Annunzio

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Piove si pone chiaramente in rapporto (oppositivo) con La pioggia nel pineto. In entrambe la pioggia è una costante e il tu è la donna del poeta: lì Ermione, creatura terrestre (v. 62), qui la Mosca divinità terrestre morta. Lì piove nel pineto, sulla vegetazione, dalle nuvole sparse, su la favola bella, ecc.; qui, invece, piove sul nulla nell’assenza universale, da un cielo che non ha nuvole, su cose reali anziché sulla favola bella e sui cipressi malati del cimitero. Qui il tono è più dimesso, e all’aulicità dannunziana è sostituita una più normale quotidianità. Nel titolo manca ogni determinazione spaziale e viene usato semplicemente il verbo, diversamente che in D’Annunzio ([sost. + det. spaziale]: La pioggia nel pineto). Piove è ripreso anaforicamente in tutta la poesia come già in D’Annunzio. Su cinquantotto versi, infatti, se ne contano ben diciotto occorrenze (oltre al titolo): otto si trovano all’inizio di strofa e dieci all’interno (ma sempre all’inizio del verso). La ripetizione del verbo rende l’idea della continuità, rafforzata anche da stillicidio (v. 1) e sgocciola (v. 52). Piove: è una costante; così come è costante l’idea di mancanza: infatti all’assenza di rumori della prima strofa (senza tonfi, v. 2) fanno seguito il nulla della seconda (banalizzato in quanto assenza di attività per lo sciopero, ma comunque generale), la morte della terza (sulla tua tomba), l’assenza di Ermione e quella universale (VI), il cimitero (VII); il tutto sottolineato anche dalle negazioni non sei (VIII), non c’è (v. 17), ecc. Piove dunque costantemente in connessione coll’assenza della Mosca, mentre solo in sua presenza, cioè, all’apparire della divinità terrestre «non è acqua né atmosfera» (v. 55). Piove malgrado il vantato progresso delle scienze e della conoscenza, piove malgrado tutto e su tutto (cioè sul nulla dilatato del v. 9): le uniche costanti sono quindi il piovere e la “assenza” della Mosca che diventa universale nella strofa VI. Nell’ultimo verso le due costanti, già strettamente legate, hanno lo stesso effetto: fanno affogare (l’acqua è presente in tutta la poesia, che inizia con Piove e finisce con affogare). Tra le due costanti conta poco tutto il resto (dalla cartella esatoriale alla pubblica opinione).

Abstract

Piove si pone chiaramente in rapporto (oppositivo) con La pioggia nel pineto. In entrambe la pioggia è una costante e il tu è la donna del poeta: lì Ermione, creatura terrestre (v. 62), qui la Mosca divinità terrestre morta. Lì piove nel pineto, sulla vegetazione, dalle nuvole sparse, su la favola bella, ecc.; qui, invece, piove sul nulla nell’assenza universale, da un cielo che non ha nuvole, su cose reali anziché sulla favola bella e sui cipressi malati del cimitero. Qui il tono è più dimesso, e all’aulicità dannunziana è sostituita una più normale quotidianità. Nel titolo manca ogni determinazione spaziale e viene usato semplicemente il verbo, diversamente che in D’Annunzio ([sost. + det. spaziale]: La pioggia nel pineto). Piove è ripreso anaforicamente in tutta la poesia come già in D’Annunzio. Su cinquantotto versi, infatti, se ne contano ben diciotto occorrenze (oltre al titolo): otto si trovano all’inizio di strofa e dieci all’interno (ma sempre all’inizio del verso). La ripetizione del verbo rende l’idea della continuità, rafforzata anche da stillicidio (v. 1) e sgocciola (v. 52). Piove: è una costante; così come è costante l’idea di mancanza: infatti all’assenza di rumori della prima strofa (senza tonfi, v. 2) fanno seguito il nulla della seconda (banalizzato in quanto assenza di attività per lo sciopero, ma comunque generale), la morte della terza (sulla tua tomba), l’assenza di Ermione e quella universale (VI), il cimitero (VII); il tutto sottolineato anche dalle negazioni non sei (VIII), non c’è (v. 17), ecc. Piove dunque costantemente in connessione coll’assenza della Mosca, mentre solo in sua presenza, cioè, all’apparire della divinità terrestre «non è acqua né atmosfera» (v. 55). Piove malgrado il vantato progresso delle scienze e della conoscenza, piove malgrado tutto e su tutto (cioè sul nulla dilatato del v. 9): le uniche costanti sono quindi il piovere e la “assenza” della Mosca che diventa universale nella strofa VI. Nell’ultimo verso le due costanti, già strettamente legate, hanno lo stesso effetto: fanno affogare (l’acqua è presente in tutta la poesia, che inizia con Piove e finisce con affogare). Tra le due costanti conta poco tutto il resto (dalla cartella esatoriale alla pubblica opinione).

참고문헌 (14)

  1. Redazione Garzanti, "Nuova Enciclopedia Universale", pp.466~ (2001), Garzanti
  2. Gabriele D'Annunzio, "Versi d'amore e di gloria. v. ii. a cura di Annamaria Andreoli e Niva Lorenzini" (1993), Arnoldo Mondadori
  3. Gabriele d'Annunzio, "Alcione. a cura di Pietro Gibellini" (1995), Einaudi
  4. Eugenio Montale, "L’opera in versi. Edizione critica a cura di Rosanna Bettarini e Gianfranco Contini" (1980), Einaudi
  5. "CS «Corriere della Sera» (nell’indicazione degli scritti raccolti in SM e SM 2)", ~
  6. Eugenio Montale, "Il secondo mestiere. II. Arte musica società. a cura di Giorgio Zampa", pp.1566~1568 (1996), Mondadori
  7. Carteggio di Eugenio Montale, "a cura di Dante Isella", pp.222~ (1997), Adelphi
  8. Giovanni Cillo, "Contributi per Montale. a cura di Giovanni Cillo", pp.171~198 (1979), Milella
  9. Lorenzo Greco, "Montale commenta Montale. 2ª ediz. ampliata" (1990), Pratiche
  10. "Mengaldo", ~ (1989)
  11. Quaderno montaliano, "a cura di Pier Vincenzo Mengaldo. Padova, Liviana, che contiene Andrea Afribo, Consistenza e testura delle strofe in Satura", 41~65
  12. Simonetta Michelotto, "Rime, assonanze, iterazioni fonico-semantiche in Satura", 101~117
  13. Silvio Ramat, "L’acacia ferita e altri saggi su Montale", pp.173~ (1986), Marsilio

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